Craco, il paese fantasma

Basilicata

Alcuni luoghi, meno noti e più timidi dei vicini super turistici (ma comunque meravigliosi), sono a disposizione di tutti i viaggiatori curiosi, pronti ad accogliere chiunque esca, anche di poco, da sentieri tracciati e standard.
Uno di questi è Craco, decadente, abbandonato, ricco di storia e di nuovo riscoperto.
Poco distante da Matera (una cinquantina di km), è uno dei “paesi fantasma” distribuiti sul nostro territorio nazionale, abbandonato progressivamente negli anni Sessanta fino al 1972 a causa di frane e smottamenti, terremoti ed alluvioni.

Camminando lungo un percorso sicuro, accompagnati da una guida esperta, così da evitare pericoli, ci si addentra tra le macerie e si viene immediatamente avvolti da quell’atmosfera onirica tipica di luoghi interrotti, in cui le azioni di chi li abitava sono rimaste sospese da un evento repentino, spesso drammatico.

Il ragazzo che ci accompagna parla sottovoce e attarda il suo sguardo sui profili delle abitazioni in piedi per metà. Gli chiedo in che modo è legato a Craco. Mi risponde, fiero, che i suoi nonni sono scappati da li e che Craco è stata una costante così importante nella sua vita che non ha potuto che farci ritorno come guida, dopo essersene andato per studiare.
Ci racconta di come i primi coloni greci raggiunsero quel territorio da Metaponto, di come in epoca bizantina abbia continuato ad ampliarsi fino a diventare feudo nel Medioevo.
Ci soffermiamo a parlare di come anche Craco, come tutto il territorio lucano, sia stato vittima di sanguinari attacchi dei briganti nel periodo napoleonico e di come, dopo secoli di storia, sia stato sconfitto da un eccessivamente intensivo piano di lavori infrastrutturali. È ben visibile, dall’alto, la carcassa di cemento armato di quella che doveva essere la gradinata di un centro sportivo che non è mai stato inaugurato.
L’ancora esiguo numero di visitatori rende il tutto piacevolmente intimo.
Nonostante ciò, tra una foto e l’altra non mi sono resa conto di essermi separata da gruppo e ho avuto la fortuna di passeggiare in solitaria nel momento migliore della giornata, quando il sole lentamente cala e una luce dorata comincia a diffondersi.
È bello da togliere il fiato. Dalla base della torre normanna, curiosamente ancora in piedi nonostante tutto, colpita nei secoli dai fulmini, le colline corrono fino all’orizzonte.

Non mi stupisce che molti dei turisti che raggiungono Craco siano cinefili attirati dalle location (perfette) di film anche internazionali (per citarne alcuni, “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo e “La passione di Cristo” di Mel Gibson).

Per poter capire quanto questo centro storico abbia attirato registi di tutto il mondo, è fondamentale visitare Parco Museale Scenografico di Craco, allestito nel monastero di San Pietro, sulla collina vicina alle macerie del paese crollato. Nella Craco Card, acquistabile ad una quindicina di euro, sono comprese sia la visita guidata alle rovine che quella al museo. Qua, una sala proiezioni e un archivio digitale storico, cinematografico e della memoria consentono, in un giro di orologio, di approfondire la storia locale. Ancora una volta, grazie soprattutto all’amore incondizionato per il territorio di chi a Craco ha le proprie radici.

Dall’interno di una delle poche abitazioni disabitate ed in parte crollate ancora agibili, è possibile affacciarsi ad una finestra su un mondo parallelo. Ovviamente, mio personalissimo parere. Nella bruma che rende tutto indefinito, lo sguardo si perde sui calanchi che circondano Craco. Spazia poi sul verde delle colline morbide, a perdita d’occhio. La luce grigia del tramonto rende il paesaggio lunare. Che spettacolo meraviglioso hanno davanti agli occhi ogni giorno gli attuali abitanti del paese, gli asini, che si aggirano tra le macerie indifferenti alla loro storia!

Un paese che, lungi dal rifiutare la modernità, ne è stato vittima. Ecco il pensiero che lascia la visita di questo paese fantasma. E con esso, la sensazione, confortante e avvilente allo stesso tempo, di una natura che continua imperterrita il proprio corso anche di fronte alle tragedie. Una natura, forse, che talvolta si riprende semplicemente i propri spazi quando si stanca di essere sopraffatta dallo sviluppo urbanistico e tecnologico.

Di fronte ad un luogo sospeso nel tempo come questo, alla montagna di macerie di quelli che un tempo erano una pasticceria, un cinema e perfino una piazza, è davvero grande lo sforzo di immaginazione che serve per pensarlo un centro vivo e florido, interrotto per sempre in un giorno qualunque.

Una deviazione verso il fiume Agri è assolutamente consigliata a chiunque visiti Matera. Di non solo luoghi affollati e iper conosciuti è fatta la Basilicata! E’ così che si conosce un luogo, esplorandolo in ogni sua sfumatura. Questo sfama la nostra wanderlust e questo fa la differenza tra un turista qualunque ed un viaggiatore.

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